Vedrai che poi passa…

Monologo interpretato da Laura Germani – tratto dallo spettacolo “Versi di noi – Noi di versi”

Poverina, guardala come cammina…

Ma come fa a vivere così?

Avrà bisogno d’aiuto?

Ma no… E se poi è contagiosa?

Sei stanca lo so.

Vedrai che andrà meglio.

Vedrai che poi passa.

 D’altronde, siamo tutti un po’ stanchi.

Non puoi fare attività fisica,

Non puoi andare al bar a prendere un aperitivo con gli amici,

Non puoi lavorare,

Non puoi viaggiare,

Non puoi sposarti,

Non puoi più avere figli.

È la malattia che ti fa essere così: arrogante, permalosa, invidiosa, gelosa, perfida.

Stronza!

All’improvviso cadevo. Non mi reggevano le gambe e cadevo. Gli amici ridevano.

“L’ho fatto apposta!” dicevo, e mi rialzavo subito.

Magari l’avessi fatto apposta. Cadevo e basta.

Nella mia prima vita, la vita “autonoma”, pensai che il paesino era troppo piccolo per me. Dovevo trovare il mio posto nel mondo: vada per la capitale, l’unico luogo in grado di accogliere tutto il carico di aspettative che mi portavo dietro. Studiare e lavorare, studiare e lavorare. In poco tempo diventai una di quelle matte illuse che la sera tornano a casa talmente stanche da crollare con la testa sui libri.

Ambiziosa? Forse troppo: un giorno fui talmente stanca che caddi di nuovo ma a differenza delle altre volte non mi rialzai subito ridendo di me con gli amici. Rimasi a terra.

Iniziò lì, così, la mia seconda vita. La vita del “Ma perché proprio a me”?

Le cartelle cliniche, in qualsiasi verso le leggessi, a chiare lettere, dicevano tutte la stessa cosa: non sarei stata più sola.  Ad accompagnarmi, finché morte non ci separi, mi fu appioppata una tipa strana. Una tipa il cui nome, solo a pronunciarlo, ti tremano le gambe. Alla notizia della convivenza forzata optai per un sincero urlo. Ma non un urlo qualsiasi, uno di quegli urli che fanno tremare le pareti delle stanze degli ospedali.

Beh, se sono costretta a conviverci, tanto vale conoscerla a fondo. Tutto volevo sapere di lei, nessuna sorpresa. Le regole le stabilisco io. Sono io che gestisco, io che comando.

Avrò pure perso l’uso dei nervi dovuto ad un intaccamento a livello cerebellare del sistema di protezione cellule nervose… Ma non ho perso il controllo delle operazioni.

Accettare la convivenza è un conto, ma mica mi faccio mettere i piedi in testa?! Se dobbiamo convivere, tanto vale accettarci piuttosto che scontrarci tutti i Santi giorni. E dunque, anche io…

Respiro, osservo, mi appassiono, mi innamoro, rido, mi incazzo.

E sopporto.

Sì, io sopporto.

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